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Prefazione Direttrice

"Dunque fra poco senza parole la bocca,
e questa sera saremo in fondo alla valle
dove le feste han spento tutte le lampade.
Dove una folla tace e gli amici non riconoscono"
Franco Fortini

Non é facile "fare storia" nella scuola elementare per almeno due motivi:
da una parte il pensare per concetti che appare strumento indispensabile per la comunicazione; dall'altra il modo con cui il bambino guarda al passato. Per questo il lavoro interdisciplinare sulla Campagna di Russia sessant'anni dopo , appare come strumento di lavoro, ancor prima che prodotto di una ricerca degli alunni della classe quinta.
Strumento di lavoro semplice e trasparente nella sua trama.
Nel lontano 1974 una ricerca coordinata dalla prof. Maria Corda Costa, condotta dalla II Cattedra di Pedagogia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma, evidenziava la difficoltà di comprensione dei termini e dei concetti storici : "Le difficoltà del lavoro didattico si giustificano alla luce dell'enorme importanza che ha nella nostra cultura la comprensione ed il possesso della lingua scritta: la corretta comprensione di un brano storico (e ,quindi, ad esempio, per traslazione , di un brano politico di giornale ecc.) é uno degli strumenti indispensabili per un cittadino che non voglia svolgere un ruolo completamente passivo all'interno della società" (L.Genovese, Comprensione dei termini e concetti storici, in "Scuola e città", n.3/1974)
La lettura di varie fonti, la testimonianza orale, la fruizione di interventi, la produzione di articoli sono strumenti efficaci per comprendere, per decentrare il proprio punto di vista, per farsi "altri" e per reinventare strumenti di ricerca.
Con molta cautela e con altrettanta semplicità , gli alunni di quinta di Villar San Costanzo sono stati avvicinati ad una definizione di storia come "scienza degli uomini nel tempo" (cfr. M.Bloch) , "storia come scienza del passato a condizione che vi sia una ricostruzione incessantemente rimessa in causa" (cfr. Le Goff), esercizio di pensiero critico prima ancora, quindi, di doverosa "memoria", che, pure, é presente nell'intento dei bambini e che é stato ,addirittura, il motore della ricerca.
Questa memoria priva di enfasi diventa storia nell'elaborazione dei bambini, storia vicina anche per le notizie di guerra che si susseguono alla televisione e sui giornali, memoria senza la quale parlare di pace, di solidarietà, di ideali di libertà, di giustizia parrebbero vuoti esercizi di retorica, belle parole che non costano nulla.

La Direttrice Didattica
Eugenia Acconci

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